>> 22/23/24 GIUGNO 2012 >> TOUR BLANC RANDO >> EXTREME RANDONNEE >> BIELLA >> ITALY

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600 km << 10.000 mt dislivello << Col du Petit St. Bernard 2188 m. << Cormet de Roselend 1960 m. << Col des Saisies 1650m. << Col de la Forclaz 1527 m. << Col des Montets 1461 m. << Simplon Pass 2005 m. << ITALIA << FRANCIA << SVIZZERA <<
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IL RACCONTO DEL 2012 BIANCANEVE PEDALA IL TBR 2011 IL RACCONTO DEL 2011 IL RACCONTO DEL 2010




Il Bianco e il Nero

Nel corso del mio viaggio di avvicinamento verso i meandri della sado-follia umana nonchè della 1001 miglia mi sono trovato ad affrontare il problema della 600 km, brevetto appunto necessario per potersi iscrivere alla succitata randonnee, una fachirata da 1600 km a zonzo per l’Italia da coprire in massimo 135 ore nel fresco del Ferragosto!
Avevo previsto di partecipare alla rando di Castelfranco del 9 giugno ma il 29 maggio, durante il consueto giretto nella bassa modenese, sento la bici che mi salta via e contemporaneamente una forte ventata .Continuo a pedalare ma inizio a notare che la gente è tutta per strada che guarda preoccupata la propria abitazione, quando dopo pochi minuti vedo che la facciata della pizzeria dopo Ponte Pioppa è sbriciolata in mezzo alla strada capisco che questa scossa è stata pesa. Quando entro a Cavezzo trovo una scena da tragedia: case e capannoni sbriciolati, gente in lacrime e caos totale nelle strade. I cellulari non funzionano. Panico, mi sento totalmente fuori luogo con la mia bici da corsa in mezzo a questo inferno perciò scappo ipnotizzato dalla scena di distruzione che mi scorre davanti agli occhi per cercare la mia famiglia. Per fortuna stanno tutti bene e anche le nostre case sono ancora in piedi, purtroppo come sapete le scosse continueranno riuscendo a togliere sicurezze e pace a tutti. Solo chi lo ha vissuto può capire come un terremoto scavi in profondità insinuando crepe nei muri e nelle menti: è evidente come in questa condizione avessi altro in mente che andare in bici per preparare la 600 di Castelfranco.

Nei giorni successivi al botto il sisma continua a essere una presenza così invasiva che in certi posti di lavoro iniziano a comparire cartelli “Vietato parlare del terremoto”. Così anch’io, chiuso con triste anticipo l’anno scolastico, torno, tra i cazziatoni di mia moglie, al mio futile brevetto per la 1001 miglia. Chiodo scaccia chiodo. Per il 23 giugno avevo già da tempo addocchiato la Randonnee del Bianco, partenza da Biella e a seguire Val d’Aosta, Francia e Svizzera per rientrare, forse, in Italia dopo essersi scammellati oltre 10000mt di dislivello. Se non è follia questa…
Beh comunque se ce la fanno gli altri perché non dovrei riuscirci anch’io? In fin dei conti nelle fotografie delle edizioni precedenti vedo persone normali, ciclisti appassionati ma non Supermen e poi il panorama da mozzafiato, penso, mi darà una spinta in più.
Il primo contatto con l’ambiente di Biella è sulla terrazza del ristorante Atena dove la cena pre-partenza viene elegantemente servita in una rilassata atmosfera che non lascerebbe presagire che quella trentina di ciclo-fachiri presenti dopo qualche ora sarebbe stata alle prese con alcune delle più dure salite della propria vita. Alle 22 dopo le ultime indicazioni, che, seppur fondamentali. pochi ascoltano e ancor meno capiscono, si parte.
( Mi piacerebbe qui inserire una digressione su come gli organizzatori di queste ciclo-torture, se ne arrivino beati col megafono al punto di partenza mentre uno sta rimuginando se ha preso tutto e soprattutto cosa sta facendo lì e illustrano in 5 minuti tutte le modifiche al tracciato tipo"da Poggibonsi alla Consuma seguite i cartelli per Roncisvalle ma attenti a non prendere la ciclabile per Prato che vi porta in culo al mondo ...ecc, ecc" come se il Milanese o il Padovano di turno fossero dei Garmin-viventi e conoscessero a memoria gli svincoli e le strade d'Italia) beh comunque mettersi nei panni degli altri è sempre stato un gran problema!
Comunque torniamo a Biella: veniamo scortati con una blanda andatura fin quasi ad Ivrea poi il gruppo si spezza e si procede con moderazione fino ad Aosta, nel frattempo ho il piacere di conoscere personalmente “Cimebianche” che tra l’altro ha una casa da queste parti e mi illustra le oscurate bellezze architettoniche locali. Poi, rimasto con una decina di randagi, mi incaponisco a seguire in solitaria la traccia GPS mentre tutti proseguono sulla comoda provinciale; il risultato è che ho il modo di apprezzare la bellezza di vari paesini come Pollein ma perdendo tempo e faticando “inutilmente”. Poco prima di Courmayeur la strada inizia ad inerpicarsi verso La Thuile e poi su su fino ai 2200 mt del Piccolo San Bernardo. E’ prima vera salita del tour ed è anche la prima volta che salgo in bici a queste altitudini per di più in notturna. Sarà l’atmosfera sciccosa della zona, sarà che trovare le classiche scritte per terra inneggianti non a Righetti o Ballabio ma a Thor Hushovd o a T. Voeckler beh sta il fatto che affronto la salita a manetta e arrivo su in cima solitario mentre albeggia in un paesaggio surreale tra rocce, nevai, nebbia e un freddo cane: 6 gradi ti gelano il sudore e le meningi e mentre mi butto in discesa intravedo l’enorme statua del Santo che nella nebbia sembra voglia cogliere l’occasione per allungarmi una bastonata memore di tutti i miei peccati passati presenti e futuri.

Arrivo alle 6,30 al primo ristoro a Bourg Saint Maurice dopo circa 185 km totalmente surgelato e i gentilissimi organizzatori mi ricoverano subito all’interno della loro roulotte dove mangio e bevo di tutto, poi parto per il Cormet de Roselend. Qui scopro una simpatica caratteristica francese, ovvero quella di costellare le salite di segnaletica ciclistica recante precise indicazioni su: quanti km mancano alla fine, altitudine e pendenza del prossimo km. All’inizio mi sembra una figata ma dopo un po’ capisco che tutte queste informazioni uccidano la sorpresa e la speranza che “forse dopo quella curva scolliniamo o spiana” invece così il verdetto è palese e sai che inesorabilmente dovrai spremerti per altri 9km e che il prossimo sarà all’8% e quindi ti dovrai ancora spremere prima dell'agognata discesa. Per fortuna lo spettacolo è di prima e l’aria inizia a scaldarsi anche se nella discesa sullo splendido lago alpino di Roselend mi devo fermare mentre mi sorpassano i due ragazzi valdostani che arriveranno per primi a Biella. Bisogna dire che le salite sono lunghe ma assolutamente pedalabili e che l’alta Savoia, e qui scopro l'acqua calda, è davvero una splendida regione. Mi ciuccio anche il colle Saisies sul quale campeggia questa enorme statua al ciclista ignoto.

Altra discesona e a questo punto giunto al 260km di Megeve mi dico “il più è fatto”…questo è l’errore più grave del ciclo-randagio, perché gli ultimi km rischiano di trasformarsi in un calvario infinito. Tale calvario assume colori e calori estivi ma soprattutto si concretizza nella ciclabile per Chamonix. Adesso è vero che se il nome non fa l’uomo tanto meno farà una strada ma mi ero illuso che il tratto che porta sotto al Monte Bianco fosse un nastro pianeggiante in legno di teak e che mi portasse alla meta tra verdi praterie ove leggiadre giovani vestite in costumi locali offrivano frutta di vario genere (if you know what I mean…) di certo non ero pronto a questa strada stretta, ripida e bucherellata degna di una carrettiera albanese. Essendo sabato pomeriggio la via era anche trafficata da automezzi incautamente sgommanti con alla guida giovani tazzurri locali che sparpagliavano da impianti di 500watt musicaccia degna dei bassifondi di Las Vegas. Sembrava che tutte le macchine del 74° arrondissement avessero qualcosa da cercare su quella carrettiera e sicuramente l’avevano a meno che non stessero provando la prossima Parigi-Dakar. Intanto che smoccolavo capii come mai, visto lo stato delle ciclabili, la MTB spopolasse tra i giovani francesi. Ma come spesso accade in mezzo alla spazzatura si trovano perle inattese, sostanziate in questo caso dalla splendida scuola di Vaudagne dove sia per l’estetica che per la vista mozzafiato non mi dispiacerebbe andare a finire la mia carriera docente.

Certo la vista del gruppo del Bianco è notevole soprattutto per la corpulenza del massiccio in generale ma comunque l’arrivo a Chamonix è reso piacevole dalla brezza che una volta tanto soffia in mio favore. Sono davvero cotto e per fortuna passano due ragazzi che stanno andando a fare un giro sul Forclaz e mi scortano fino al ricovero di Trient raggiunto dopo 330 km coperti in poco più di 17 ore .
Il quartier di tappa a Trient è alloggiato in una pensione che ha visto giorni migliori ma è comunque funzionale. Ci sono i due di Aosta che ripartiranno senza neppure farsi la doccia invece io me la prendo comoda mentre i ragazzi dell´organizzazione mi preparano una splendida pasta in bianco impietositi dalla mia condizione di vegetariano. Mi diranno poi gli altri randagi che mi e´ andata di lusso visto che il riso di ordinanza era praticamente crudo. Mi cambio e rinasco, provo a mettermi in branda ma l´arrivo degli altri randagi mi sveglia cosi´sonnecchio un poco e decido che è meglio ripartire. Cerco però di organizzare un gruppetto che alla fine sarà composto dal russo Igor, Marco mobiliere della Valsassina e Gaetano, simpatico ragazzo di Vicenza che gira con un impressionante casco da downhill "perchè ha visto troppa gente conciarsi male in bici" considerazione assolutamente condivisibile, soprattutto da uno come me che l´anno scorso ha rischiato di rompersi due vertebre in discesa, peccato che tanta prudenza non lo fermi dall'affrontare la discesa dal colle di Forclaz a velocità sconsiderata . Devo ammettere che la picchiata su Martigny e´ decisamente invitante e spettacolare come sarà tutta la valle del Rodano. C´è addirittura il vento a favore il che conferma che e´ una zona veramente fortunata e unica come del resto tutto il Vallese, un cantone che vanta svariati record europei possedendo il più grande ghiacciaio e la più grande diga, il più grande lago sotterraneo e secondo noi anche il più lungo rettilineo perchè andando verso Briga ci sono delle tirate infinite. Nel frattempo il nostro amico di San Pietroburgo ci ha mollato incazzatissimo perchè da anarcoidi italiani quali siamo insistiamo a starcene sulla provinciale per Sion invece che seguire la parallela traccia GPS.
Strada facendo notiamo una passione nazional-calcistica che ci lascia perplessi visto che e´ tutto un susseguirsi di macchine claxonanti con bandiere portoghesi, italiane o spagnole. Siamo durante gli europei, è vero, ma evidentemente la lontananza dalla terra nativa amplifica la passione, come testimonia la proprietaria di un bar dove ci fermiamo a bere qualcosa che, da buona portoghese, vede già la coppa in mano a Cristiano Ronaldo. La lasciamo a cullarsi nelle sue chimere calcistiche mentre notiamo che nel frattempo dal francese siamo passati al tedesco, altro particolare di un cantone quadri-lingue, e finalmente arriviamo ai piedi del Sempione dove l´amico vicentino ci lascia, ufficialmente per riposare anche se la vicinanza di un paio di localini "movimentati" ci fa venire qualche sospetto. Rimaniamo quindi a mezzanotte solo io e Marco all'attacco del gigante Simplon, avremmo voluto prendere la versione soft della provinciale ma il GPS ci trascina su per i ruvidi tornanti della "scorciatoia". Io inizio ad avere male al soprasella cosi´ continuo a scattare sui pedali non tanto per le pendenze, comunque ragguardevoli, quanto per far rifiatare un po´ le dolenti zone. Giorgio invece sale più regolare e quando raggiungiamo lo stradone che ci porterà in cima e´ decisamente più tranquillo anche se la salita nei 23 km non molla mai neanche per un metro. La nottata e´ decisamente mistica e piacevole, niente luna ma una stellata infinita. In cima ritroviamo i gentilissimi ragazzi del camper che preparano un buon te, mangiamo quanto possiamo e facciamo squadra con due ragazzi di Cuneo che staranno con noi fino all'arrivo. La discesa e' bellissima e ritorniamo in Italia mentre albeggia. La prima chiara testimonianza del nostro rientro in patria e' purtroppo rappresentata dal pietoso stato delle gallerie verso Domodossola. Dopo 24 ore tra Vallee', Savoia e Vallese c'eravamo illusi che le strade potessero essere ben tenute ma evidentemente dalle nostre parti ci sono altre priorità nello spendere i soldi pubblici, tipo bombardare i poveri Afgani.
Comunque ci ritroviamo a poco più di 100km pianeggianti dall'arrivo e ci diciamo "beh e' finita" come sopra…mai dire o pensare una cosa del genere. Gli ultimi strappi sembrano il Mortirolo e quando ogni tanto anche il GPS mi manda fuori strada capisco dai commenti dei soci che non ne hanno più neanche loro. Credo sia tutta una questione di testa e l'esperienza servirà anche a non rifare questo errore in futuro, forse mi scriverò sulla bici "non dire gatto finchè non sei arrivatto" o qualche bestialità simile perchè non e' possibile passare le ultime ore come dei nafraughi su una scialuppa alla spasmodica ricerca di un'isola. Parafrasando don Bosco che diceva " Dovete pensare come se foste immortali e agire come se fosse l'ultimo giorno della vita" potrei dire che durante una randonnee bisognerebbe sempre pedalare come se si fosse al primo km ma con i pensieri che si hanno all'ultimo...
La situazione comunque precipita quando scopriamo di aver saltato l'ultimo controllo che in effetti io non mi ero segnato nella traccia GPS visto che' e' stato aggiunto solo all'ultimo secondo. Una telefonata all'organizzazione ed il conseguente timbro in un hotel locale ci evitano altri 20km fuori programma che le mie chiappe avrebbero decisamente rifiutato. Arriviamo quindi a Biella verso le 9 e 30 e riuscendo a stare abbondantemente sotto alle 40 ore .
Credo che tutto insegni nella vita e la prima 600km, e che 600!!, possa insegnare ancora di più.
Innanzitutto dovrò cercarmi una nuova sella perchè e' proprio vero che quello che può andare bene in una 400 non deve necessariamente funzionare in una 600 e io all'arrivo mi sento come se avessi passato una "caliente" nottata tra le "cure" di King Kong.
Poi ho imparato che è sempre meglio, se possibile, pedalare con altri, mangiare continuamente e tenere alto il morale. Il tempo speso nella scelta dell'abbigliamento per portarsi solo quello di cui si avrà bisogno non sarà mai troppo. Il mio dubbio iniziale tra il brevetto da 50 e quello da 40 si e' risolto da se' ma ancora una volta sono reazioni fisiche personali che solo con l'esperienza si possono prevedere. Adesso so cosa posso fare!
Il più bel ricordo che resta comunque, oltre alla gentilezza degli organizzatori, e' stato un bambino francese che proprio sull'orribile pista per Chamonix dopo aver guardato il numero sulla bici e il mio sguardo stravolto mi ha caldamente applaudito ridandomi morale…come dire che anche solo la purezza di un piccolo gesto può ancora trasformare il nero in Bianco.

Partenza delle 50h nel 2011

Racconti Io sono partito venerdi' sera alle 22.00 perche' abbiamo scelto la versione da 50 ore, non avendo bisogno del brevetto da 600 per la PBP, gia' fatto a Castano. 
Volevamo cosi goderci il bel giro: e cosi' e' stato.
Abbiamo trovato un tempo che dire stupendo e' poco: di giorno un bel sole ma senza l'afa tipica dell'Estate e nelle 2 notti trascorse a pedalare cieli sereni e stellati. Unico neo ("ma non si puo' certo avere tutto!) un freddo cane in quota, specialmente la prima notte sul Piccolo San Bernardo e la seconda notte nell'attraversare la lunga valle del Rodano.

Dal canto mio ho sofferto un po' la mancanza di sonno, accumulata nella settimana precedente, e ho faticato un po a tenerla a bada fino a Martigny (350Km) dove con nostra grande sorpresa l'organizzazione aveva predisposto un punto di rifornimento e riposo degno di un grand hotel.
C'erano delle brande, dei veri e propri letti, talmente accoglienti che non c'e voluto molto per dormire alla grande per ben 3 ore, in piu' docce calde per non parlare poi di quello che c'era da mangiare: e' stato un lusso trovare un'accoglienza del genere . ha ridato le forze a tutti!

Siamo partiti, come dicevo alle 22 di Venerdi sera, ci siamo diretti verso la valle d'Aosta attraverso i saliscendi della Serra d'Ivrea. Arrivati a Pre Saint Didier, ai piedi della salita al Piccolo S.Bernardo, abbiamo formato un gruppetto di 6 persone molto ben unito che e' rimasto intatto sino alla fine: io, il fratellino femfem. Franco di CairoMontenotte, (aleslaco71 del forum che saluto) e altri due randonneur Piemontesi.
Siamo arrivati in cima al Piccolo che gia' albeggiava: spettacolo bellissimo , con un cielo terso e limpido . Un vento gelido e pungente pero', ci ha costretto a vestirci per la discesa, stando al riparo di un casupola posta sul colle. Franco che aveva scordato i guanti lunghi a casa si e' dovuto infilare un paio di calze sulle mani per poter scendere. 
Giu in discesa, sono stato tormentato dal sonno e ho faticato parecchio, tant'e che i compagni hanno dovuto aspettarmi in fondo alla discesa.

RaccontiTimbro di controllo e poi subito via verso il col Courmet de Roselend, dove qui ho rischiato di addormentarmi anche sulla salita!  :->
In cima ho costretto tutti ad una sosta di 10 minuti, per farmi un microsonno appoggiato ad un muretto. E' stato provvidenziale: ripartiti il sonno per un po' e' scomparso: cosi fino in cima al colle di Saisier, fatto ammirando le vette innevate dell'Alta Savoia. Abbiamo poi affrontato la discesa verso S. Gervais per poi risalire al col de Vaudagne per arrivare a Chamonix.
vorrei sottolineare che il colle de Vaudagne, essendo un colle "minore" e' snobbato da tutti, anche dagli organizzatori, che lo sottovalutano; in realta' e un colle di quelli che possono spezzarti le gambe, specialmente nelle sue rampe iniziali che toccano il 13%! Presenta anche un'altra difficolta: nonostante sia l'unica via di accesso da S. Gervais a Chamonix con la bicicletta (di altro c'e' solo la superstrada che e' vietata alle bici) e' difficilissimo da trovare e si rischia di passare la giornata alla sua ricerca!
Arrivati a Chamonix dopo aver ammirato, lungo la strada il mestoso massiccio di sua mesta' il Bianco, il turismo della citta ci accoglie con la confusione tipica delle citta' turistiche auto e pedoni dappertutto: in fretta attraversiamo la citta per puntare al col de Montets e al colle de La Forclaz: da qui ci fiondiamo e' proprio il caso di dirlo lungo la fantastica e lunga discesa verso Martigny: e' pomeriggio, la strada e' una meraviglia, non c'e' traffico e la mia bici arriva a quasi 80 Km/h ... mi viene in mente pero' che un anno fa' di notte scendendo da questo colle, un cerbiatto sbucato dal nulla., per poco non mi faceva precipitare nel vuoto... e cosi' tiro un po' i freni, almeno fino a che usciamo dalla zona alta e boscosa.
Arriviamo cosi a Martigny alle 7 di sera circa, nel punto di ristoro che ho descritto prima: siamo ancora tutti insieme e avendo superato insieme le difficolta' dei colli attraversati, vuol dire che questo gruppetto, puo' e deve arrivare insieme al traguardo.
Dopo il meritato e apprezzato riposo ripartiamo poco prima di mezzanotte per attraversare la lunga Valle del Rodano fino a Briga dove ci aspetta la salita al passo Sempione.

Lungo la ciclabile e’ buio pesto, ma il mio nuovo faretto fa il suo lavoro in modo perfetto (mi sono quasi indebitato per comprarlo!). 
A tratti tira un vento gelido, per fortuna non e’ mai contrario. Ogni tanto nell’attraversare i pasei che si incontrano, bisogna zig-zagare per riprendere la ciclabile, ma per fortuna oggi abbiamo il gps che ci da piu’ di una mano.
Arriviamo poco prima di Sion, abbiamo tutti voglia di un caffe doppio o triplo, ma trovare qualcosa alle 2 di notte e’ impossibile. Nell’attraversare un piccolo paese, notiamo una vetrina di una panetteria illuminata, con all’interno due donne indaffarate a smistare panini. Bussiamo alla vetrina e ci fanno gesti di passare da dietro: entriamo e ci accoglie un tizio che sta preparando panini imbottiti con prosciutto e una spalmata di una non meglio identificata sostanza gialla … (senape ???) … beh non si va certo per il sottile … se non c’e’ il caffe, va benissimo pane fresco senape prosciutto e coca cola (alle 2 e mezza di notte!).
Veniamo anche presi un po’ per il culo da un gruppetto di ragazzotti e ragazzotte del posto, che in lingua tedesca incomprensibile per noi si divertono facendo battute su come siamo vestiti. Credo che se si fossero resi conto del loro stato, erano difatti tutti alticci, avrebbero riso un po’ meno.

RaccontiComunque il randonneur non si cura del giudizio altrui, lui va fiero pedalando per il mondo! 
Alla fine dopo quella che sembra una interminabile pedalata attraverso tutta la valle del Rodano arriviamo a Briga che quasi albeggia. Si va sul Sempione: scegliamo di fare la strada vecchia che nonostante le sue rampe piu’ secche (punte del 11..12%) ci permette una salita praticamente deserta, anche se a quest’ora il traffico proprio non c’e’. Anche oggi e’ una bellissima giornata e questo mitiga parecchio questa lunga salita: siamo ancora tutti insieme, qualcuno poco piu’ avanti, qualcuno poco piu’ dietro ma sempre tutti insieme e questo quando succede e una cosa che da forza a tutti!
Arriviamo in cima: anche qui fa abbastanza freddo pero’ c’e il camper dell’organizzazione che ci apre le sue porte e ci offre un po’ di ristoro.

Ormai l’Euforia di aver passato l’ultimo grande colle del giro sta’ prendendo il sopravvento e molti si stanno convincendo che ormai e’ quasi fatta … qualcuno saggiamente ricorda che ci sono ancora circa 150 Km e che le salite non sono finite, non ci sono piu’ grandi colli da scalare, ma mancano ancora piu’ o meno 700 metri da scalare e che dopo aver gia fatto 450 Km e circa 9000 metri di dislivello, anche un cavalcavia si puo’ far sentire .
Ma si sa che l’Euforia fa sparire ogni difficolta’ e questo e’ un bene.

RaccontiSi riparte lungo la discesa del Sempione, piccola sosta appena varcata la dogana italiana per assaggiare finalmente un buon caffe o cappuccino. Poi via verso Domodossola, Omegna e il lago d’Orta, percorso lungo la sponda della salita di Cesara dove quelli di noi che non l’avevamo mai visto ne hanno apprezzato gli scorci. 
Dobbiamo andare verso la Valsesia, a Borgosesia attraverso la dolce (per fortuna!) salita della Cremosina. Ancora sosta, e stavolta sono sei birrette che arrivano sul nostro tavolo . Puntiamo poi verso Cossato e poi Biella dove finalmente si arriva. Sono passate 40 ore dalla partenza, ce la siamo presa comoda, ma era proprio questo il nostro scopo. 
E stato bello aver formato il gruppo ed essere arrivati tutti insieme: e’ bello quando succede!
E’ stato un piacere pedalare in loro compagnia apprezzando pregi e difetti di ognuno. Un caro saluto ad aleslaco71 del forum che ho conosciuto di persona.

RaccontiUn grazie particolare, va’ al mio fratellino femfem che come spesso (per non dire sempre) accade e’ stato la davanti a trainare tutto il gruppo incurante dei chilometri che gli scorrono sotto le ruote! 
Un ringraziamento all'organizzazione per come ha gestito il giro: ha dato molto, ma molto di piu' del dovuto e nessuno e' stato abbandonato ne di giorno ne di notte!
Dal canto mio, mi auguro di poter rivivere ancora queste belle emozioni! 

Lupo Solitario 


Il mio tour blanc 2010

La vigilia...

La vigilia...Se il buongiorno si vede dal mattino… potrei voltar gallone, altro che Tour de Mont Blanc !  E’ venerdì, vigilia della partenza del brevetto da 600Km intorno al Monte bianco ed io mi sveglio pieno di acciacchi, la gola in fiamme e la testa che pesa un quintale a causa del cattivo uso dell'aria condizionata in ufficio .
Vado ugualmente al lavoro e la giornata trascorre molto pesantemente. Non è però mio solito rinunciare facilmente agli appuntamenti presi ed alla sera mi metto a riposo speranzoso che riesca a rialzarmi meno distrutto. All’alba delle quattro mi alzo per fare colazione, fatico ancora a mangiare ma almeno i dolori sembrano passati, rimane un po’ di mal di testa. Vale il detto: “aiutati che il Ciel t’aiuta” ed allora via che si parte per Biella, insieme a Graziano nonché Fratellone . Qui ritroviamo gli amici randagi di sempre, quelli che condividono con noi tanti week-end sulle strade dei brevetti. Che sorpresa rivedere in sella Capitan-Fakiro (Fulvio Gambaro), solo a febbraio eravamo stati in ospedale a fargli visita dopo un intervento; c’è anche Barbara (Fanchini) con cui avevo pedalato la randomauri lo scorso anno e che non rivedevo da allora, poi Olga Maffei, altra grande randonneurs, e l’amico Marco (Narcisi) di Correggio, un grande “randagio”, sempre contento e generoso con tutti e molti altri.
Ci prepariamo, ho predisposto la bici con la borsa anteriore ed il bauletto posteriore, preferisco portarmi tutto appresso, visto che raggiungeremo Martigny (dove c’è la possibilità di farsi portare un bag-drop) probabilmente all’alba di domani e pertanto ho la necessità di avere a disposizione tutto il necessario per coprirmi adeguatamente durante la notte. 

Tutto pronto, si parte:

Si entra in FranciaBreve briefing ed alle 8 lasciamo Biella. Il primo “impegno” è rappresentato dalla collina morenica della Serra d’Ivrea; da Mongrando si sale a Zubiena. Bastano poche pedalate per avvertire che stò meglio, sembra lontano lo stato che accusavo ieri sera, e questo mi conforta enormemente.  Il meteo è quanto di meglio si possa desiderare, e siamo abbastanza tranquilli che non dovremmo incontrare pioggia, se non qualche temporale pomeridiano tipicamente estivo. Incontro in questi primi chilometri Paolo, l’amico randagio che gestisce il sito dei randonneurs ed il forum audax, che piacere rivederlo e pedalarci, questa volta, a fianco sebbene per qualche breve tratto. Il Bianco già fa capolino alla testa della Vallè, nel frattempo ho iniziato a sbocconcellare uno dei panini al prosciutto minuziosamente preparati all’alba. Pre-St-Didier: inizia l'ascesa al Piccolo S.Bernardo. Inizio da subito con passo lento ed agile, come è mio solito. E’ lunga l’ascesa al “Piccolo” eppure mi passa alla svelta, dopo La Thuile l’aria si fa più fresca e mi sento in forma; Graziano è in cima ad attendermi, mi confessa di avere qualche difficoltà a mangiare, il gran caldo e lo sforzo della prima salita può a volte creare di questi inconvenienti ma un randagio sa bene che le crisi, così come son venute, passano, bisogna non perdersi d’animo . Prendiamo una coca cola e ci sediamo un attimo, poi iniziamo la veloce discesa a Bourg St. Maurice, la temperatura aumenta sempre più a mano a mano che ci avviciniamo alla cittadina. Ed eccoci al primo controllo, poco prima di iniziare la salita al secondo colle di giornata: la Cormet de Roselend. Sono le 15,55, il controllo è posto lungo un bel viale alberato, mangio due panini alla marmellata e mi metto nel borsino, che già abbonda di viveri, un paio di pacchetti di wafers che son certo torneranno utili questa notte . 

Prende corpo il gruppo “perfetto”

RoselendMolti ripartono, noi ci attardiamo qualche minuto e quando riagganciamo i pedali formiamo un quartetto con Barbara ed il compagno Massimo, così sarà fino alla fine della randonnèe a cui si aggiungerà un quinto elemento, Ivan (di Bergamo) che incontreremo tra poco lungo la salita alla Roselend. C'è ombra lungo questa salita, si stà davvero bene e tira un lieve venticello . Come al solito rimango ultimo ma raggiungo gli altri tre quando ormai l’ambiente si apre sui vasti prati e la vista spazia sulla meravigliosa “Val du Glace”: mancano sei o sette chilometri al colle. E’ qui che incrociamo Ivan, nella sua bella maglia da finisher del Brevetto dell’Epica. Da ora saremo sempre noi cinque . Quando arriviamo in cima alla Roselend, troviamo il camper di un ciclista del GC Meschio che stà anch’egli cimentandosi in questa randonnèe e grazie al suo buon cuore veniamo invitati ad usufruire del loro ristoro privato.  Accidenti che gente dal cuore d’oro che si trova nel mondo randagio .
Rifocillati ripartiamo per la discesa verso il Barrage de Roselend, il bel lago artificiale dove mi fermo a fare qualche scatto fotografico. Poi ancora giù fino a Beaufort, dove inizia la salita al terzo colle: il Saisies. Intanto arriva la sera ma ancora c’è abbondanza di luce.
I randagi conoscono bene quei momenti d’estasi provati durante questa o quell’ascesa, in solitaria, quando ciò che in quel momento li circonda crea una sorta di sospensione eterea e tutta la fatica della salita svanisce per lasciare il posto al volo leggero dei pensieri: le prime luci della sera che risaltano le sfumature dei vasti prati alpini incorniciati dal massiccio del Bianco e l’aria fresca che mi accarezza il volto mi distaccano dal mondo terreno, non so più dove sono e con chi sono eppure mai come in questi momenti mi sento a casa mia. Mette fine a questo stato di estati profonda la visione della strada che s’impenna verso il paese di Saisies , un’importante località sciistica che segna anche il culmine del colle. Gli ultimi raggi del sole dritti negli occhi mi impediscono quasi di carpire la fine della salita. Quando la strada spiana vedo i quattro compagni a bordo strada e vicino il camper che avevamo incontrato prima sulla Roselend. Ci offrono ancora da bere e da mangiare, cerchiamo in qualche modo di contraccambiare con un’offerta perché ci spiace andare sempre a scrocco. E’ tempo di predisporre i fanali, mettere la maglia lunga, i gambali, e le fasce riflettenti prima di scendere verso Megève, la sera è giunta ed inizia a tirare un’aria piuttosto fresca. Sono rassicurato e contento nel vedere che il fratellone ha ripreso la sua solita energia, è una roccia ! 

Arriva la sera

Arriva la seraSi scende, ormai i faretti svolgono bene il proprio lavoro. Adesso serve molta attenzione a non sbagliare strada, il buio, il dedalo di strade e stradine, le discese che impongono maggiore velocità fanno sì che sbagliare divenga facile . Raggiungiamo St.Gervais e se vogliamo mangiare occorre che ci sbrighiamo a cercare un bar altrimenti tra poco troveremo tutto chiuso, sono le nove e mezza ed in queste località gli esercizi “fermano” ad orario certamente anticipato rispetto alle nostre abitudini. Troviamo una brasserie in cui servono anche pizze e panini: ci sediamo, gli avventori ci guardano non poco incuriositi e forse ci prendono anche un po’ per matti, ma il gusto delle randonnèe è anche questo: suscitare la curiosità e lo stupore della gente comune.
Sostiamo per un’oretta circa; l'aver mangiato e bevuto una bella birra fresca ci ridarà le energie sufficienti a raggiungere il prossimo controllo di Martigny posto a 70 Km da qui ma che vede di mezzo il superamento dei colli Montets e Forclaz e soprattutto le colline che portano da St.Gervais a Chamonix.

Si ricompone un folto gruppo nel pieno della notte:

La magia delle AlpiCi rimettiamo in marcia, alcuni momenti di indecisione a certi incroci ma siamo bravi a non sbagliare la strada. Si sale, rampe cattive, le ricordo nel mio giro di tre anni fa ma allora le affrontavo in discesa, ad un certo punto, poco sopra di noi appaiono una quantità tale di lucine in avvicinamento veloce, da far credere vi sia un astronave in panne che stà precipitando sulle nostre teste ! 
Sono i randagi che erano avanti e che stanno riscendendo convinti di aver sbagliato strada. Ci consultiamo ma poi alla fine vince la nostra idea che siamo sulla retta (si fa per dire visto gli innumerevoli tornanti) via . Per fortuna loro, ad anche nostra, la strada sarà proprio quella giusta e procedendo in salita superiamo la collina giungendo alle porte di Chamonix. E’ una fortuna che si sia ricomposto questo bel gruppo proprio ora: faremo strada comune fino a Martigny aspettandoci su ogni salita e rendendo così più sicuro il viaggio. Argentiere: si sale al Col Montets, nulla a che vedere con i colli pedalati in precedenza, molto più dolci, c’è fresco, non freddo, una luna piena che permette di vedere bene la strada anche spegnendo i faretti, ma ovviamente non lo fa nessuno, è sempre molto pericoloso nonostante il traffico sia praticamente assente . Si scende dal Montets, passiamo la dogana (deserta) ed entriamo in Svizzera: salita al Forclaz, lunga, ma anche questa molto ben pedalabile. Ho ancora fame nonostante abbia mangiato una cinquantina di chilometri fa. Mi scarto quei wafers che avevo preso al primo controllo ieri pomeriggio e li divoro ! Arriviamo in cima al Forclaz, sono tutti li ad attenderi ritardatari, ed io sono tra questi . Poi giù in picchiata a Martigny, perché ora inizia ad essere freddo, si avvicina l’alba ed è l’istante in cui la temperatura scende sensibilmente, e poi non vediamo l’ora di fare una sosta . Stiamo scendendo i lunghi rettilinei del Forclaz, con la strada illuminata dai nostri potenti faretti quando Il mio fido compagno Cimebianche rischia l’osso del collo a causa di un cerbiatto che sbucato all’improvviso dal ciglio stradale gli fa compiere non so quale sorta di equilibrismo per evitare il peggio : assisto alla scena, essendo io poco dietro a lui, e vengo assalito da un brivido ; per fortuna di mio fratello, ma anche dell’animale, i due non collimano e a parte lo spavento tutto si risolve al meglio . Sono le 3,40 del mattino quando facciamo ingresso al locale della protezione civile di Martigny dove è posto il secondo controllo. Ci avventiamo su un bel piatto di pasta, (anche più di uno) e della frutta prima di concederci un po’ di riposo su uno dei letti a castello di cui il ricovero è fornito. A parte alcuni che decidono di ripartire quasi subito, la maggior parte si concede qualche oretta di sonno. Dopo un rapido consulto decidiamo di mettere la sveglia alle sei . Riesco a prender sonno e a parte il forte mal di gola, che mi tiro dietro da qualche giorno, trovo enorme beneficio da questa oretta o poco più di riposo.

Si riparte dopo qualche ora di riposo

Massiccio del Bianco dalla vallèCi rialziamo alle sei ma tra un attesa e l’altra si fanno le sette quando ci muoviamo da Martigny, ed il sole è già presente su gran parte della valle del Rodano: direzione Briga. Il vento ci risparmia per tutto il tratto di valle, a Briga ci attende la salita al Sempione. Ci si presentano due alternative, la statale classica, più dolce ma anche più trafficata, oppure la vecchia strada che si innesta, molto più su, alla statale stessa ma che presenta pendenze ben maggiori . Si decide, visto le fatiche accumulate per la statale. Perfetto, allora seguiamo la statale, benissimo, … di qua ragazzi ! … Ma com’è, come non è, ci ritroviamo proprio sulle rampe assassine della strada vecchia !!  Va beh ! ormai ci siamo, che vogliamo fare?... mica possiamo tornare indietro ! Procediamo su queste pendenze che non scendono mai sotto l’otto-nove percento con l’aggravante di un sole cocente ! Quando finalmente, dopo sei o sette chilometri scorgo il ricongiungimento alla statale tiro un sospiro di sollievo ! Adesso la pendenza è più dolce e inizia anche l’ombra . La maggior parte del gruppo del mattino è ormai avanti, rimaniamo noi cinque aficionados ad attenderci in vetta ed alle 13,20 timbriamo al terzo controllo del Sempione. Ci attende ora la veloce discesa a Domodossola a cui farà seguito il lungo avvicinamento a Biella attraverso la Valdossola, il bacino del Cusio e la Baraggia vercellese: sicuramente ci sarà da schiattare dal caldo ma almeno abbiamo ancora abbondante tempo a disposizione.
Appena passata la dogana di Iselle siamo di nuovo sul patrio suolo, una trattoria fa al caso nostro per mangiare qualcosa: e di meglio non potevamo trovare perché con dieci euro ci servono primo secondo contorno, birra e caffè !  Davvero incredibile ! Il pensiero di rimetterci poi in sella ed affrontare i 120 Km mancanti ci prende male ma intanto pensiamo a goderci il pranzo. I cinque cavalieri “erranti”, anzi quattro perché tra noi c’è una dama, si concedono un breve riposo seduti al tavolo della trattoria. Quando ripartono sono quasi le tre del pomeriggio . 

Le fasi finali

Il Barrage de RoselendFinchè si tratta di raggiungere Domodossola va ancora bene perché la strada seguita a scendere ma poi percorrere l’intero fondovalle del Toce diviene via via sempre più faticoso, il caldo si fa opprimente e ci si mette anche il forte vento contrario. Meglio non sprecare energie inutilmente e cercare un’andatura tranquilla che consenta di mantenere una certa riserva, visto che abbiamo ancora parecchia strada. Un po’ di sollievo lungo la litoranea del lago d’Orta: qui la temperatura è più fresca e si pedala meglio . Qualche leggera difficoltà per il nostro compagno di Bergamo che quando la strada s’impenna perde un po’ terreno ma in cinque abbiamo pedalato fin quì ed in cinque arriveremo. Rallentiamo di un poco l’andatura, questo ci consentirà di non brasarci definitivamente per i successivi chilometri ed i prossimi strappetti . E’ un continuo assicurarci che tutti restino uniti, che nessuno perda le ruote di chi le sta dinanzi. Inizia a calare il sole quando giungiamo a Cossato, sono gli ultimi strappetti prima dei dodici chilometri finali, dritti ed in leggero falsopiano, che portano a destinazione. Come non bastassero le “sofferenze” fin qui sopportate, un simpatico insetto che chissà dove guardava, visto che io mantenevo correttamente la mia destra, mi si schianta in bocca! Fortunatamente riesco a chiuderla in tempo ma tanto basta per essere punto sul labbro. Mi passa però la stanchezza e la sonnolenza, sarà che è un’effetto dopante ? Compagni di viaggio... Eccoci quindi a Biella, giungiamo alla medesima piazza dove ieri mattina siamo partiti. Si conclude così questa nostra cavalcata attorno al Bianco, dopo 36 ore e 40 minuti (se proprio vogliamo essere precisi) che ci ha regalato tante emozioni e la soddisfazione personale per averci creduto nonostante lo stato fisico della vigilia. 
Ringrazio in primis Graziano, nonché fratellone, ed i compagni di viaggio Barbara, Massimo e Ivan; questa la bellezza del randagismo: la spontaneità con cui si crea un gruppo, che via via condivide ogni difficoltà e che si fa complementa a vicenda nella capacità di proseguire verso la destinazione .
Un grazie anche agli organizzatori della VallelvoBike che alla loro prima esperienza in un 600 si sono prodigati in modo egregio. Una sola critica può essere fatta circa il tempo limite che per questo brevetto era piuttosto scarso, considerate le difficoltà del tracciato .
Magari tralasciando l’affiliazione alle omologazioni standard, lo si potrebbe gestire con un regolamento autonomo che permetta di allungargli il tempo massimo donandogli, così, ancor più bellezza . Per il resto ci siamo "divertiti” e chi mastica il randagismo avrà intuito correttamente quello che voglio intendere.

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